Battesimo del Signore (8 gennaio 2017)  

Battesimo di Gesù


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 13-17)
In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Prima Lettura (Is 42, 1-4. 6-7)
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre».

Seconda Lettura (At 10, 34-38)
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d'Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui».

Omelia
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   Maria Santissima Madre di Dio (1 gennaio 2017)  

Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 16-21)
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Prima Lettura (Nm 6, 22-27)
Dal libro dei Numeri
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò».

Seconda Lettura (Gal 4, 4-7)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.
E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio.

Omelia
1. Iniziamo quest’oggi un nuovo anno e ci prende per mano la speranza cristiana; lo iniziamo invocando su di esso la benedizione divina ed implorando, per intercessione di Maria, Madre di Dio, il dono della pace: per le nostre famiglie, per le nostre città, per il mondo intero. Nella prima Lettura, tratta dal Libro dei Numeri, abbiamo ascoltato l’invocazione: "Il Signore ti conceda pace" (6,26); il Signore doni pace a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, al mondo intero. Tutti aspiriamo a vivere nella pace, ma la pace vera, quella annunciata dagli angeli nella notte di Natale, non è semplice conquista dell’uomo o frutto di accordi politici; è innanzitutto dono divino da implorare costantemente e, allo stesso tempo, impegno da portare avanti con pazienza restando sempre docili ai comandi del Signore.
Quest’anno, il Messaggio per la 50ª Giornata Mondiale della Pace ha come titolo «La nonviolenza: stile di una politica per la pace». “Gesù stesso – scrive papa Francesco – ci offre un manuale di questa strategia di costruzione della pace nel cosiddetto discorso della montagna. Le otto Beatitudini tracciano il profilo della persona che possiamo definire beata, buona e autentica. Beati i miti – dice Gesù -, i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia. Questo è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo: applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità. Una sfida a costruire la società, la comunità o l’impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l’ambiente e voler vincere a ogni costo. Questo richiede la disponibilità di ‘sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo’ (EG, 227).
2. Contempliamo il quadretto del Vangelo di Luca: al presepio ci sono tre personaggi:
- la folla, che al racconto dei pastori, si stupisce;
- i pastori, che dopo aver trovato il bambino, se ne tornarono, glorificando e lodando Dio;
- Maria, che custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
S. Agostino: “Sei coi pastori che glorificano e lodano Dio? Sei con Maria che custodisce e medita tutte le cose? Oppure sei solo con chi si stupisce? Beati – ha detto Gesù – sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”.
Ci sono tre atteggiamenti:

* l’atteggiamento più superficiale della folla: prova meraviglia di fronte ai fatti prodigiosi di Dio, ma non penetra nel cuore e nell’esistenza. E’ un atteggiamento molto comune al nostro tempo, in cui siamo provocati a consumare e bruciare emozioni. Potremmo dire che è l’atteggiamento di chi ascolta la Parola, la riceve con gioia, ma non ha radici (Lc 8,13);
* l’atteggiamento più profondo dei pastori: accolgono l’annuncio dell’Angelo, vanno, vedono, riconoscono il prodigio, lo annunciano a tutti, glorificano e lodano Dio. E’ un atteggiamento molto buono, che non dice però ancora la trasformazione del cuore, la conversione della persona. Potremmo dire che è l’atteggiamento del “praticante”, di chi si riconosce nella fede, ma non ha ancora la forza di vivere di Dio;
* l’atteggiamento sublime di Maria: è rappresentato da due verbi:
- custodiva: potremmo dire “aderiva”. Lo stesso verbo Gesù lo usa parlando al giovane ricco e invitandolo a osservare, aderire ai comandamenti. Possiamo dire che il termine suggerisce l’obbedienza nella fede che Maria incarna in modo esemplare;
- meditava: il verbo è “syn-ballein”, “mettere insieme”. Maria mette insieme i vari eventi che hanno sconvolto e mutato la sua esistenza scoprendo che essi hanno una trama mirabile e un significato superiore. Maria intuisce nella meditazione interiore il piano profondo sotteso alla sua storia e a quella del suo bambino. Ella diventa la sapiente per eccellenza che penetra nei segreti delle vicende umane intuendovi il disegno mirabile di salvezza che Dio sta intessendo.
3. All’inizio di questo nuovo anno preghiamo perché, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, il Signore "faccia brillare il suo volto" su di noi, ci "sia propizio" (cfr Nm 6,24-7), e ci benedica. Possiamo esserne certi: se non ci stanchiamo di ricercare il suo volto, se non cediamo alla tentazione dello scoraggiamento e del dubbio, se pur fra le tante difficoltà che incontriamo restiamo sempre ancorati a Lui, sperimenteremo la potenza del suo amore e della sua misericordia. Il fragile Bambino che la Vergine quest’oggi mostra al mondo, ci renda operatori di pace, testimoni di Lui, Principe della pace. Così sia!

   Natale del Signore (25 dicembre 2016)  

Natale del Signore


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 2, 1-14)
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio. C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

Prima Lettura (Is 9, 1-3. 5-6)
Dal libro del profeta Isaia
Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce quando si miete e come si esulta quando si divide la preda. Perché tu hai spezzato il giogo che l'opprimeva, la sbarra sulle sue spalle, e il bastone del suo aguzzino, come nel giorno di Màdian. Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando e ogni mantello intriso di sangue saranno bruciati, dati in pasto al fuoco. Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere e il suo nome sarà: Consigliere mirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo potere e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e per sempre. Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

Seconda Lettura (Tt 2, 11-14)
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.

Omelia
1.
Mentre erano a Betlemme, Maria “diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia”, dentro una stalla, “perché per loro non c’era posto nell’alloggio”. Il terapeuta svizzero C. G. Jung ha visto nella stalla l’immagine di noi stessi. Ognuno di noi è così sporco, il nostro cuore così povero, che può essere paragonato non a uno splendido palazzo, ma a una povera stalla. Questo fatto ci consola molto: il Figlio di Dio che oggi viene vuole nascere proprio a casa mia, proprio nel mio cuore, per quando indegno io mi senta. I nostri amici che hanno allestito il Presepio, ambientandolo tra le strade e le case di Monselice, ci rimandano proprio a questa verità. Qui sta la porta del Natale: comprendere che io non sono uno spettatore, svagato e distratto, ma protagonista del Mistero; sono la stalla, la mangiatoia dove oggi il Figlio di Dio mi chiede di nascere. Se dico di sì e accetto di far parte del Presepio, allora comincio ad entrare nel Mistero.
2. Molti pittori amano rappresentare la stalla dove nasce Gesù come una costruzione in rovina. Se il Figlio di Dio vuole nascere oggi nel nostro cuore è per riparare e ricostruire le rovine della vita umana. Abbiamo davanti agli occhi e nel cuore le immagini spaventose dei mercatini di Berlino, dei bombardamenti di Aleppo, delle atrocità dell’Isis, ma anche di tante tragedie di casa nostra, dei nostri paesi e delle nostre famiglie, conosciute e non conosciute. L’odio, l’inimicizia, l’egoismo distruggono molte cose dentro di noi, incrinano le relazioni, infrangono l’armonia. Gesù, nascendo tra noi, guarisce le nostre ferite e fa risplendere la sua gloria sulle macerie della nostra vita (cf A. Grün).La condizione è credere davvero che Gesù, il Verbo di Dio fatto Carne possa salvarci, possa arrivare là dove noi siamo impotenti. Allora dal nostro cuore uscirà l’invocazione: “Vieni, Signore, e salvami; vieni, Signore, e salvaci. Maranathà!”.
3. In quella notte, quella del primo Natale, l’evangelista Luca annota che c’erano in quella regione alcuni pastori che facevano la guardia al loro gregge. “Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce”. Quest’incontro con l’angelo cambia i pastori; cambia la loro notte, che viene avvolta dalla luce, ma cambia anche loro, che si aprono alla realtà di Dio. Dapprima sono colti da timore, poi si lasciano afferrare dalla gioia. Dovremmo anche noi accogliere l’angelo del Natale, che ci avvolge di luce e ci annuncia la presenza di Dio. Egli può venire attraverso un’esperienza che ci tocca profondamente, un incontro, un impulso interiore, un sogno; accogliamolo e lui ci condurrà a Betlemme, ad adorare il Figlio di Dio che si è fatto bambino. Se lo faremo, nulla sarà più come prima, come lo è stato per i pastori, i magi, Maria e Giuseppe!
Sia così per tutti noi, carissimi fratelli e sorelle, e per quanti portiamo nel cuore; sarà per tutti un Buon Natale!

   IV Domenica di Avvento (18 dicembre 2016)  

Non temete, il Signore è qui


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 1, 18-24)
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi". Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Prima Lettura (Is 7, 10-14)
Dal libro del profeta Isaia
In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall'alto». Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore». Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».

Seconda Lettura (Rm 1, 1-7)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio - che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l'obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!

Omelia
1. Maria, promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. “Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto” (v. 19). Perché Giuseppe è detto uomo giusto? Il fatto che egli non voglia esporre Maria alla pubblica vergogna viene presentato come opera di giustizia. Ciò ci sorprende, in quanto, secondo l’Antico Testamento, l’uomo giusto era colui che osservava la legge; in base alla legge, Giuseppe avrebbe dovuto denunciare Maria; e così ella sarebbe stata presa, portata fuori dal villaggio e lapidata e a lui sarebbe toccato scagliare il primo sasso. Però Giuseppe non se la sentiva di agire così; voleva bene a Maria; sì, non comprendeva cosa le fosse successo, aveva il cuore spezzato dal dolore, riteneva che non era più opportuno sposarla, ma non voleva farle del male. Il suo cuore era pieno di amore e di misericordia nei suoi confronti e ha agito di conseguenza, ripudiandola in segreto. In ciò consiste la sua giustizia; è una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei, una giustizia carica di umanità, di umiltà, di immenso amore, una giustizia capace di misericordia, che mette al primo posto le persone. La prima virtù di Giuseppe è di essere un uomo dal cuore grande.
2.
Giuseppe ci appare poi come un uomo dagli orecchi aperti: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (v. 20). Dio irrompe nella sua vita e nei suoi progetti e li sconvolge; gli chiede di lasciare i suoi piani, di modificare i suoi progetti. Giuseppe ascolta con pazienza. In certe circostanze della vita, anche a noi Dio manda il suo Angelo e ci chiede di fare un salto di qualità, di aderire a un progetto più ampio. Il problema è che noi, assordati da tante musiche, disturbati da mille preoccupazioni, ma soprattutto prigionieri del nostro ego, a volte facciamo fatica a metterci in ascolto. Qui sta il punto fondamentale per entrare nel progetto di Dio: ascoltare le sue ispirazioni. Per poterlo fare, dobbiamo rientrare in noi stessi, arrivare al punto più profondo del nostro cuore, allo strato più intimo della nostra coscienza, dove non ci sono né veli, né schermi, e metterci in ascolto. Le ispirazioni non mancheranno di farsi sentire. Saranno ispirazioni che decidono per la nostra vita: quale professione prendere, quale tipo di vita scegliere, con quali persone mettermi insieme. Saranno ispirazioni più modeste, che ritmano la semplice giornata: dire la verità o mentire, essere generosi o egoisti, vivere nella purezza o lasciarsi insudiciare, vivere con dignità o scivolare nella volgarità. In ogni situazione c’è una chiamata di Dio per me, che certo va sottoposta a discernimento, ma che prima di tutto esige di essere ascoltata. Questo Tempo dell’Avvento è tempo prezioso per l’ascolto di Dio, la meditazione della Parola, il silenzio.
3.
In terzo luogo, Giuseppe ci appare un uomo dall’anima disponibile. Destatosi dal sonno, egli fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa. Ci vuole tanta fede, ma soprattutto tanta umiltà, per essere così docili e disponibili al progetto di Dio. Queste virtù: il cuore grande, gli orecchi aperti, l’anima disponibile non si improvvisano; si costruiscono giorno per giorno, con pazienza. Come si costruisce una cattedrale, un’opera d’arte. S. Giuseppe ci aiuti ad accogliere, come lui ha fatto, il Signore che viene!

   III Domenica di Avvento (11 dicembre 2016)  

Gioite, Gesù è vicino


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11, 2-11)
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via". In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Prima Lettura (Is 35, 1-6. 8. 10)
Dal libro del profeta Isaia
Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi». Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto.

Seconda Lettura (Gc 5, 7-10)
Dalla lettera di san Giacomo apostolo
Siate costanti, fratelli miei, fino alla venuta del Signore. Guardate l'agricoltore: egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge. Siate costanti anche voi, rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. Non lamentatevi, fratelli, gli uni degli altri, per non essere giudicati; ecco, il giudice è alle porte. Fratelli, prendete a modello di sopportazione e di costanza i profeti che hanno parlato nel nome del Signore.

Omelia
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   Immacolata Concezione (8 dicembre 2016)  

Le stelle dell'Immacolata


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1, 26-38)
In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l'angelo si allontanò da lei.

Prima Lettura (Gn 3, 9-15.20)
Dal libro della Genesi
[Dopo che l'uomo ebbe mangiato del frutto dell'albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere  che sei nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?».  Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato». Allora il Signore Dio disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, maledetto tu fra tutto il bestiame e fra tutti gli animali selvatici! Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno». L'uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi.

Seconda Lettura (Ef 1, 3-6.11-12)
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d'amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

Omelia
1. Nel primo capitolo di Luca, l’angelo Gabriele porta due annunzi: uno all’anziano sacerdote Zaccaria, l’altro alla giovane fanciulla Maria. Zaccaria dubita, Maria crede.
In ognuno di noi convivono Zaccaria e Maria, il dubbio e la fede. L’evangelista Luca ci invita a far prevalere Maria, a fidarci di Dio, a dire anche noi: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (v. 38).
Non è facile, perché bisogna aprire il cuore e percorrere strade sconosciute. Bisogna uscire da Ur dei Caldei e da Carran, fidandosi che c’è un paese dove scorre latte e miele; bisogna attraversare il mar Rosso e affrontare il deserto, nella certezza che si potrà prendere possesso della terra dei Padri; bisogna andare in battaglia contro un esercito sterminato sicuri che si arriverà alla vittoria. La condizione per non arrendersi, per non mollare, è aver incontrato il Signore, aver incrociato il suo sguardo, aver sperimentato il suo amore. Altrimenti, prima o poi ci si stancherà, si rimpiangeranno le cipolle d’Egitto e si finirà per correre in altre direzioni, che ci sembreranno più facili e allettanti.
Una prima stella che Maria accende per noi è il fascino della fede che prevale sul dubbio.
2. Maria crede, e avviene il miracolo. Lo Spirito Santo scende su di lei, la potenza dell’Altissimo la copre con la sua ombra ed ella diviene la madre del Salvatore. Il frutto prezioso che appare nel suo grembo non deriva né da lei, né dalla fecondazione di un essere umano, ma dallo Spirito Santo.
Anche in noi lo Spirito Santo desidera creare qualcosa di nuovo. L’evangelista Luca ci invita a non pensare in piccolo, a non porre limiti a Dio, a credere che egli può davvero operare grandi cose nella nostra piccola vita, perché a lui nulla è impossibile (cf v. 37).
Una volta che diamo spazio a Dio, il segreto che cambia la nostra vita è credere che a lui nulla è impossibile. Egli ci fa intravvedere profondità abissali, orizzonti sconfinati, intensità sconosciute. Ma noi facciamo fatica ad entrare nel sogno di Dio, perché ci siamo abituati ad accontentarci di poco; spesso infatti a molti nostri contemporanei sembra bastare essere in buona salute, avere un look seducente, poter permettersi vacanze esotiche. Cose anche buone, se volete, ma Dio vorrebbe renderci partecipi di beni più grandi, noi, i suoi figli prediletti. Se entrassimo nel suo sogno, daremmo valore diverso alle cose, perché non è questione di cose, ma di significati; vivremmo la pienezza dell’amore, che le grandi acque non possono spegnere, né i fiumi travolgere; saremmo nella gioia, che è il sigillo dello Spirito. La condizione perché ciò avvenga è liberare il cuore, dare spazio e voce alle sue intuizioni.    
Ecco, allora, la seconda stella che Maria accende per noi: l’invito a sognare in grande.
3. Chi sceglie Dio per rendere possibile l’impossibile? Sceglie Maria, una ragazza di Nazareth, insignificante, ma totalmente disponibile alla grazia (cf v. 26).
Per portare a compimento la sua opera di salvezza e di guarigione nel mondo, Dio non ha paura della nostra debolezza e dei nostri limiti; questi, egli li sa valorizzare, superare, colmare; ha però bisogno della nostra disponibilità.
E’ necessario che ci spogliamo di noi stessi, del nostro orgoglio, della nostra superbia, delle sicurezze, per rivestirci di Cristo. In questa prospettiva, il travaglio di purificazione a volte può sembrare triste e insensato ma in realtà è il passaggio obbligato alla primavera, alla vita, alla risurrezione.
Ecco la terza stella che Maria accende per noi: la testimonianza di una vita totalmente disponibile al progetto di Dio.

In compagnia di Maria, diventa più facile e gioioso per noi andare incontro al Signore che viene! Buon cammino, dunque!

   II Domenica di Avvento (4 dicembre 2016)  

Preparate la Via del Signore


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3, 1-12)
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».

Prima Lettura (Is 11 1-10)
Dal libro del profeta Isaia
In quel giorno, un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio. La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà. La mucca e l'orsa pascoleranno insieme; i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue. Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso. Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare. In quel giorno avverrà che la radice di Iesse si leverà a vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa.

Seconda Lettura (Rm 15, 4-9)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.
Fratelli, tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza.
E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull'esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.
Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto:
«Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome».

Omelia
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   I Domenica di Avvento (27 novembre 2016)  

Anche voi tenetevi pronti


Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 24, 37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come fu ai giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno sarà preso e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una sarà presa e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Questo considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate, il Figlio dell’uomo verrà».

Prima Lettura (Is 2, 1-5)
Dal libro del profeta Isaia
Messaggio che Isaìa, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme. Alla fine dei giorni,il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s'innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti. Verranno molti popoli e diranno:«Venite, saliamo sul monte del Signore,al tempio del Dio di Giacobbe,perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri». Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore.

Seconda Lettura (Rm 13, 11-14)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani.
Fratelli, questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti.
La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce.
Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo.

Omelia
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   XXXIV Domenica del tempo ordinario (20 novembre 2016)  

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 23, 35-43)
In quel tempo, (dopo che ebbero crocifisso Gesù,) il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».
Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Prima Lettura (2 Sam 5, 1-3)
Dal secondo libro di Samuele
In quei giorni, vennero tutte le tribù d'Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: "Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d'Israele"».
Vennero dunque tutti gli anziani d'Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un'alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d'Israele.


Seconda Lettura (Col 1, 12-20)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi.
Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

Omelia
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   XXXIII Domenica del tempo ordinario (13 novembre 2016)  

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita


Dal Vangelo secondo Luca (Lc 21, 5-19)
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Prima Lettura (Ml 3, 19-20)
Dal libro del profeta Malachìa
Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno.
Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà - dice il Signore degli eserciti - fino a non lasciar loro né radice né germoglio.
Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Seconda Lettura (2 Ts 3,7-12)
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi.
Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi. Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.
Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

Omelia
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